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SUMMARY:Libere Disobbedienti Innamorate (di M. Hamoud)
DESCRIPTION:Libere disobbedienti innamorate – In Between \ndi Maysaloun Hamoud \nDrammatico\, 96’\, Israele\, Francia 2016.\nCon Mouna Hawa\, Sana Jammelieh\, Shaden Kanboura\, Mahmud Shalaby\, Riyad Sliman. \nCosa fanno tre ragazze arabe a Tel Aviv? Fanno quello che farebbero tutte le ragazze del mondo: cercano di costruire il perimetro dentro cui affermare la propria identità. Amano\, ridono\, piangono\, inseguono desideri\, s’inciampano\, si rialzano. Amano e ridono ancora\, magari bevendo\, fumando canne e ballando\, in attesa dell’alba… \nSe il luogo fosse in Italia\, la regista e gli interpreti italiani\, il film sarebbe una piacevole commedia come tante. Ma In between si svolge a Tel Aviv\, nella comunità arabo israeliana: ambiente borghese di origine palestinese e di religione musulmana\, tra laicità e tradizione. Forse per molti di noi Islam vuole dire donne chiuse nella hiyab o sepolte nel burka\, vittime di Boko Haram\, muri per isolare la Palestina\, e soprattutto terrorismo ovunque. Per questo\, oltre che per la grazia della sue interpreti questo film è molto interessante\, rivelandoci un mondo sconosciuto che non è tanto diverso da quello di Sex and the city\, ambientato a New York\, serie ormai vecchia di quasi vent’anni.\nCon i loro amici\, le amiche passano le sere ballando\, fumano marijuana\, si vestono arditamente\, non saprebbero neppure come velarsi alla musulmana. Ma desiderare la libertà e cercare di viverla non è così semplice\, come del resto non lo è per tante donne ovunque. In fondo le tre giovani donne vogliono anche l’amore\, ma non solo per loro musulmane\, non è così facile.\nTra le tre giovani donne resta l’amicizia\, resta la dignità\, nessun pensiero che forse era meglio sottomettersi per non restare isolate: un personaggio chiede “ma davvero credi che qui per noi le cose cambieranno? Non succederà mai”. Ma la momentanea solitudine che le amiche affrontano insieme una notte sul balcone\, passandosi una sigaretta\, bevendo una birra\, consente loro sentirsi sicure che il futuro che sognano ci sarà. \nNatalia Aspesi – La Repubblica
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SUMMARY:Your Name (di M. Shinkai)
DESCRIPTION:Your Name – Kimi no Na wa \ndi Makoto Shinkai \nAnimazione\, 106 min. – Giappone 2016\nCon Ryûnosuke Kamiki\, Mone Kamishiraishi\, Ryô Narita\, Aoi Yuki\, Nobunaga Shimazaki.  \nFilm d’animazione che ruota intorno a due personaggi: Mitsuha\, una studentessa delle superiori che vive in una cittadina di montagna con la sorellina\, la nonna e il padre; e Taki\, anche lui studente\, che vive nel centro di Tokyo e svolge un lavoro part-time in un ristorante italiano. Un giorno\, Mitsuha ha un sogno in cui lei è un ragazzo che vive a Tokyo. Taki fa anche lui un sogno in cui è una studentessa di un liceo femminile in un paese di montagna che non ha mai visto. Quale sarà il segreto che si cela dietro questi sogni?  \n(…) Nella sua doppia natura di riflessione esistenziale e oggetto di intrattenimento per adolescenti\, Your Name. non sottovaluta mai le esigenze narrative. Nella prima metà del film\, Shinkai si avvale di un registro leggero: i ragazzi imparano a conoscere i corpi altrui e a sviluppare un sentimento che assomiglia sempre più all’amore\, prima che tutto – sfasamenti compresi – acquisisca un senso. La svolta drammatica che seguirà\, il cui parallelismo con la storia recente giapponese è più che evidente\, mescola le carte e chiarisce l’intento di Shinkai\, che dalla minuscola vicenda di Mitsuha e Taki arriva a sondare misteri universali e insieme estremamente “locali”. Il contrasto tra tradizione e modernità\, tra campagna e metropoli\, tra riti millenari – in cui il sakè viene sputato e poi conservato – e il dominio degli smartphone\, viene evidenziato e scandito da porte scorrevoli (o sliding doors\, per dirla con un altro film incentrato sulle vie imperscrutabili del destino) che Shinkai sceglie di riprendere perpendicolarmente\, da una visuale opposta a quella consueta. Come a raccontare la storia più semplice possibile\, quella di un amore che nasce e di due sconosciuti che tali non sono più\, nella maniera più peculiare\, fantasiosa e contemporanea che si possa immaginare. Miyazaki Hayao non ha eredi e forse è sciocco ostinarsi a cercarne. Shinkai Makoto è innanzitutto Shinkai Makoto: una voce nuova\, originale\, unica. \nEmanuele Sacchi – mymovies.it
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SUMMARY:Anatomia di un Rapimento (di A. Kurosawa) - INGRESSO GRATUITO
DESCRIPTION:Anatomia di un rapimento \nDi Akira Kurosawa \nGiappone\, 1963\, 143’\nSceneggiatura di Ryuzo Kikushima\, Hideo Oguni e A. Kurosawa\, fotografia di Asakazu Nakai\, montaggio di A. Kurosawa\, scenografia di Yoshiro Muraki e musica di Masaru Salo.\nCon Toshiro Mifune\, Kyoko Kagawa\, Tsutomo Yamazaki e Tatsuya Nakadai.\n\nIl ricco imprenditore Kingo Gondo\, dopo aver preso in prestito un’ingente somma\, è in procinto di compiere il passo più importante della propria carriera: acquisire il controllo dell’importante fabbrica di scarpe in cui lavora da sempre estromettendo il resto del consiglio di amministrazione\, a lui apertamente ostile. Ma una chiamata al telefono interrompe i suoi progetti: una voce gli comunica che suo figlio Jun è stato rapito e che\, se vuole rivederlo vivo\, dovrà pagare un riscatto pari a trenta milioni di yen\, cosa che gli renderebbe impossibile la scalata azionaria. \nLiberamente tratto da un giallo di Ed McBain (Una grossa somma)\, il quarto e ultimo giallo di Kurosawa ha un titolo alternative – Tra cielo e inferno – che descrive molto bene il cinema di questo specialista dei bassifondi innamorato dei contrasti e degli estremi […]. Pur mutuando dal romanziere americano personaggi e situazioni\, Kurosawa adatta il soggetto alle sue corde: la storia di un sequestro sui generis gli serve da pretesto per una nuova indagine sul male\, il delitto\, la complementarietà dei destini umani\, i legami segreti che sottendono i rapporti tra vittima e carnefice. Dostoevskij viene qui riletto alla luce di McBain. […] Ci meraviglia che le televisioni non ripropongano mai un’opera così tesa\, coinvolgente\, inquietante che sul tema dei rapimenti\, ha detto davvero qualcosa di definitivo […]. Liquidare questo film accusandolo di essere un thriller all’americana è una solenne stupidaggine; rivisto oggi nella durata integrale\, Anatomia di un rapimento si rivela un’opera di una prodigiosa attualità\, impeccabile sul piano visivo\, tecnico\, spettacolare. \nAldo Tassone – Akira Kusosawa\, Il Castoro \n“Le riprese non devono limitarsi a un calco di quanto è stato notato dallo script\, bisogna sempre lasciare una porta aperta al caso; i momenti più belli di un film sono quelli in cui qualcosa comincia improvvisamente a dilatarsi\, a crescere.”
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SUMMARY:Moonlight (di B. Jenkins) - IN LINGUA ORIGINALE
DESCRIPTION:Moonlight\ndi Barry Jenkins \nDrammatico\, 110’\, USA 2016\ncon Mahershala Ali\, Naomie Harris\, Janelle Monáe\, André Holland \nOscar miglior film e miglior sceneggiatura non originale\, Golden Globe miglior film drammatico e migliore attore non protagonista \nMoonlight è un film di formazione che racconta infanzia\, adolescenza\, età adulta di Chiron\, afroamericano gay che viene dai quartieri poveri di Miami. Cresciuto senza padre e con una madre tossicodipendente (Naomie Harris)\, vessato dai compagni fin dall’infanzia\, Chiron (Alex Hibbert) trova nel malavitoso locale (Mahershala Ali) e in sua moglie (Janelle Monáe) un’inedita famiglia adottiva. Da adolescente Chiron (Ashton Sanders) perderà l’innocenza; da adulto (Trevante Rhodes) cercherà l’amore.\nLe tre età con tre infelicità del nero Chiron a Miami che si fa strada fra bulli e razzismi\, finché s’accorge che Kevin è davvero l’unico amore della sua vita. Film bello sull’identità perduta con qualche zona di maniera ma con un finale che chiude un grammo puro di poesia e verità. Due ruoli per sei attori\, nell’infinita armonia del Tempo.\nMaurizio Porro – Corriere della Sera \nIl tema dell’omosessualità tra maschi afroamericani poveri è talmente rivoluzionario da smontare\, anche nei gesti più piccoli\, l’idea di comunità a cui siamo stati abituati da Spike Lee in avanti. Anche solo il saluto (una di quelle strette di mano articolate) che si scambiano Chiron e Kevin sembra fatto solo per ribadire legami virili tra maschi dello stesso clan\, e non per il corteggiamento. L’idea che due ragazzi neri cresciuti tra le crack house possano amarsi tra di loro è ovviamente un pilastro del film\, ma allo stesso tempo Moonlight racconta una storia d’amore forte e struggente\, al di là di quello che gli sta intorno. Per fortuna però Moonlight si tiene lontano da film come Precious\, The help o The butler. Perché a differenza di questi melodrammi civili strappalacrime\, punta sul lirismo e su un’estetica originale più che sul sentimento di popolo. \nMatteo Bordone – Internazionale
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SUMMARY:La La Land (di D. Chazelle)
DESCRIPTION:La La Land \ndi Damien Chazelle	 \nCommedia\, drammatico\, musicale\, sentimentale\, 128′\, USA 2016\nCon Ryan Gosling\, Emma Stone\, J.K. Simmons\, Finn Wittrock\, Sonoya Mizuno\, Rosemarie DeWitt\, Josh Pence\, Jason Fuchs\n-FILM D’APERTURA\, IN CONCORSO\, DELLA 73. MOSTRA INTERNAZIONALE D’ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2016); COPPA VOLPI PER LA MIGLIORE ATTRICE A EMMA STONE.\n– GOLDEN GLOBES 2017 PER: MIGLIOR FILM COMMEDIA/MUSICAL\, REGISTA\, ATTORE (RYAN GOSLING) E ATTRICE (EMMA STONE) PROTAGONISTI\, SCENEGGIATURA\, COLONNA SONORA E CANZONE ORIGINALE (“CITY OF STARS”).\n– OSCAR 2017 PER: MIGLIOR REGIA\, ATTRICE PROTAGONISTA (EMMA STONE)\, FOTOGRAFIA\, COLONNA SONORA\, SCENOGRAFIA E CANZONE ORIGINALE (“CITY OF STARS”) \nMia (Emma Stone)\, un’aspirante attrice\, e Sebastian (Ryan Gosling)\, pianista jazz\, incrociano le loro strade a Los Angeles. Entrambi sognatori\, si innamorano e si ritrovano a condividere sogni\, speranze e illusioni. Così come li ha uniti\, la città può anche distruggerli: bilanciare amore e arte può risultare essere più difficile di quanto credevano. \nDelizioso\, non sapevo se guardarlo o se leccarlo”\, scrive Lane sul New Yorker. Però mette una gran voglia\, speriamo anche a chi non ama i musical e fa confusione tra Vincente Minnelli e Liza Minnelli.\nÈ una meraviglia\, un film che segna la differenza tra chi ama il cinema e chi non lo ama. Magari lo tollera\, magari lo va a vedere\, magari pensa che faccia parte di un minimo bagaglio culturale assieme a qualche romanzo\, magari pensa che debba essere insegnato nelle scuole\, magari lo vuole anche scrivere o girare o recitare. Ma non lo ama per davvero\, e non è pronto a sopportare tanti brutti film per guadagnarsi un simile gioiello. Lo ha scritto e diretto Damien Chazelle\, poco più che trentenne. Sembrava avesse fatto il botto con “Whiplash”. E invece rilancia\, con un film che nessuno voleva produrre e che ha messo insieme 14 candidature agli Oscar. Emma Stone (da “Birdland”) e Ryan Gosling (da “Drive”) sono bellissimi e di sublime eleganza. Quando studiano la parte e la partitura incolonnati in macchina. Quando litigano sul jazz. Quando lei tira fuori le scarpette dalla borsa per ballare il tip tap\, davanti a un tramonto losangelino rosa e viola. “Sprecato per noi\, altri due si sarebbero innamorati”\, dicono le parole della canzone\, una delle tante che si canticchiano uscendo dal cinema. Quando la proiezione di “Gioventù bruciata” si interrompe\, e vanno al Planetario visto sullo schermo. Una favola per i nostri tempi? Niente affatto: è un film realista e contemporaneo\, informato sulla vita e sull’arte. Molto più delle storie vere – e a tendenza ricattatoria – candidate all’Oscar. \nMariarosa Mancuso (www.ilfoglio.it)
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SUMMARY:Silence (di M. Scorsese)
DESCRIPTION:Silence \ndi Martin Scorsese \nDrammatico\, 161’\, USA 2016.\nCon Andrew Garfield\, Adam Driver\, Liam Neeson\, Tadanobu Asano\, Ciarán Hinds\, Issei Ogata. \nDue preti gesuiti in viaggio nel Giappone delle persecuzioni ai cristiani. La ricerca della fede li porterà a scoprire le necessità del mondo. Un’opera di eccezionale valore estetico e morale\, che mantiene un equilibrio commovente tra laicità e misticismo. \nCome si scardina il fondamentalismo religioso? Come si obbliga un mistico a scendere a patti con la realtà\, cioè con le diversità antropologiche\, sociali\, linguistiche\, culturali che stanno dentro al mondo e ci distinguono? […] L’abiura richiesta a loro e a Sebastian è\, nella sostanza\, una formalità: calpestare una mattonella con il volto di Cristo. E in quanto formalità\, esprime una necessità del tutto pratica\, quella di tagliare le radici a una forma di misticismo che rischia di mettere in crisi il progetto dello shogunato.\nLa distinzione è molto importante\, perché il movimento del film è un movimento di separazione linguistica: le priorità dell’inquisitore sono politiche\, quelle del gesuita spirituali. […]\nAlla separazione linguistica corrisponde poi una separazione percettiva\, ed è in questa che avviene il vero miracolo del film\, ovvero il suo essere perfettamente laico o perfettamente cristiano a seconda dell’osservatore. Un ateo sbigottisce di fronte ai contadini pronti a farsi ammazzare per non mettere i calcagni su una tavoletta\, e tanto più di fronte a un prete disposto a lasciarli morire in nome di una forma di misticismo. Il credente vede in questo la prova estrema della fede\, cioè il martirio. Scorsese trova dentro a questo conflitto un equilibrio commovente\, che è la prova della sua frattura e della sua ricerca della sua onestà; il regista che doveva diventare sacerdote\, l’autore che ha costruito una carriera intera\, e capolavori su capolavori\, sulla ricerca dell’identità e i complessi di colpa. \nGiorgio Viaro – bestmovie.it
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SUMMARY:Fai Bei Sogni (di M. Bellocchio) - REGISTA IN SALA
DESCRIPTION:Fai bei sogni \ndi Marco Bellocchio \nDrammatico\, 134’\, Italia\, Francia 2016.\nCon Valerio Mastandrea\, Bérénice Bejo\, Nicolò Cabras\, Roberto Herlitzka\, Barbara Ronchi\, Guido Caprino \nStoria dell’omonimo romanzo autobiografico del giornalista Massimo Gramellini sembrava distante dall’universo cinematografico di Marco Bellocchio: troppo emotiva la storia\, per il cinema così cerebrale del regista piacentino. Che sul rapporto con la madre ha spesso imbastito opere acri e contestatrici\, da I pugni in tasca a L’ora di religione\, tanto che per questo progetto su commissione non sembrava la scelta ideale. Bellocchio\, in effetti\, raffredda la materia raccontata; ma fino a un certo punto. \nVentiduesimo film del regista ormai 77enne\, Fai bei sogni trova in alcune scelte stilistiche (la fotografia spenta e decolorata\, i personaggi dai volti costantemente tirati e rigidi) il perimetro di una storia dolorosa\, resa ancora più angosciante dall’impressione del protagonista di non esser stato mai messo al corrente di come davvero andarono le cose. Alcune libertà sono felici (il riferimento pauroso e intrigante alla figura di Belfagor\, personaggio di una seria tv di successo degli anni 70)\, i continui salti nel tempo rendono invece non sempre scorrevole il racconto\, e alcuni episodi non sono ben gestiti. In generale\, convince di più la narrazione su Massimo bambino e sulla sua famiglia\, che la parte con il giovane e poi l’uomo interpretato da un bravo e sofferto Valerio Mastandrea che fa bene il suo compito\, di uomo permeato dal dolore e colpito da attacchi di panico che lo portano a iniziare un rapporto con una bella dottoressa francese: ma siamo sul piano della “recita”\, più che dell’incarnare davvero un personaggio. Forse l’unico momento forte – e di una retorica che è più di Gramellini e pochissimo di Bellocchio – è quello della lettera in risposta a un lettore\, in cui Massimo finalmente sembra iniziare a sciogliere quel grumo di indicibile. Un momento\, appunto\, in un film che vive di sprazzi un po’ isolati\, senza riuscire a diventare un’opera densa e coerente. E che pure alla fine non dispiace\, nella sua natura “ibrida”\, forse in particolare proprio agli spettatori più distanti da Bellocchio che ai fan che si ritrovano solo in parte. \nAntonio Autieri (http://www.sentieridelcinema.it/fai-bei-sogni/)
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SUMMARY:Sing Street (di J. Carney)
DESCRIPTION:Sing Street \ndi John Carney \nDrammatico\, 106’\, Irlanda 2016.\nCon Lucy Boynton\, Maria Doyle Kennedy\, Aidan Gillen\, Jack Reynor\, Kelly Thornton\, Ferdia Wash-Peelo. \nÈ la storia di Ferro e Cate\, due ragazzi come tanti\, ai giorni nostri. Una gravidanza inattesa e il mondo che inizia ad andare contromano: la famiglia\, la scuola e i fatidici esami di maturità\, gli amici\, il lavoro. Tra tentennamenti e salti nel buio\, prese di responsabilità e bagni di incoscienza\, i due protagonisti attraverseranno i nove mesi più emozionanti e complicati della loro vita\, cercando di non perdere la loro purezza e quello sguardo poetico che li rende così speciali. \n[…] Regista dal pedigree musicale\, Carney l’abbiamo amato nell’opera Once\, apprezzato in Tutto può cambiare ma é con Sing Street a sfiorare il paradiso\, naturalmente nel genere teen-musical-romance-dramedy. Difficile infattia è trovare simili equilibri di levità e profondità nel pur ricco panorama contemporaneo del cinema su/per adolescenti. Rielaborando il proprio know-how sugli ’80 a tutto tondo e la vibrante tradizione anglosassone del romanzo di formazione unita al musical\, Carney riesce nel piccolo grande miracolo di comporre un ensemble divertente ed intelligente\, ricco di trovate musicali-narrative che fanno il verso a band di culto dell’epoca di cui imita sound e look adattati alla freschezza di simpatici e ingenui teenager. Non a caso il gruppo da loro creato si chiama Sing Street\, laddove la strada diventa lo stage primigenio\, la loro palestra umana ed educativa.\n[…] Sing Street scorre nel suo tempo come meglio non potrebbe\, e mostrandoci amori acerbi ma sinceri\, speranze intatte e sogni folli\, naviga sicuro attraverso le turbolente acque dell’adolescenza. Lodevole il cast\, specie il giovanissimo protagonista Ferdia Walsh-Peelo. \nAnna Maria Pasetti – mymovies.it
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SUMMARY:La Ragazza del Treno (di T. Taylor)
DESCRIPTION:La ragazza del treno \ndi Tate Taylor \nThriller\, 112’\, USA 2016.\nCast Emily Blunt\, Haley Bennett\, Rebecca Ferguson\, Justin Theroux\, Luke Evans. \nRachel è una donna in crisi: divorziata\, ancora innamorata del marito nonostante questi abbia una nuova famiglia\, trova rifugio nell’alcol. Durante i suoi viaggi in treno per andare al lavoro osserva una coppia di giovani e comincia a immedesimarsi nella ragazza\, Megan\, bella e piena di vita. Quando scopre che questa ha una relazione con un altro uomo\, rivive il proprio trauma una seconda volta e perde il controllo. Quando si sveglia e scopre che Megan è scomparsa non riesce a ricordare se è stata testimone oppure protagonista della sua sparizione. \nEmily Blunt è la ragione per vedere e apprezzare questo film. Nell’oltremodo impegnativo ruolo di Rachel\, l’attrice estrae dalla propria recitazione tutta l’angoscia e lo stato confusionale in cui versa la protagonista della storia. Nonostante il film fatichi a restituire la profondità dei personaggi\, così come Paula Hawkins li espande nelle pagine dell’omonimo romanzo. la sveltezza è compensata dalla Blunt che magnetizza l’intera attenzione e questo è un bene.\nÈ un bene per chi quel libro l’ha letto e deve digerire un approccio stilistico al racconto diverso\, oltre al determinante cambio di location\, dai sobborghi londinesi alla periferia americana del New England.\nNarrativamente l’indagine che Rachel svolge\, morsa da fantasmi personali e alcolismo\, è narrata con continui salti temporali e cambi di punti di vista. Questa dinamicità aiuta a rendere il film scorrevole e godibile\, anche se non è difficile capire dove vada a celarsi il mistero. La forza risiede anche\, più in generale\, nel carattere femminile della storia che presenta donne distanti tra loro eppure legate da qualcosa che va oltre la semplice esigenza della trama. C’è un messaggio intrinseco che l’autrice rivolge alle sue lettrici\, ricordando loro quanto sia fondamentale la presa di coscienza di essere donna di fronte alle avversità\, soprattutto mascherate da uomo.\n[…] La scelta del regista Tate Taylor volutamente schiva l’impatto grezzo per offrire un prodotto di intrattenimento elegante\, che ambisce a richiamare l’atmosfera di Gone Girl di David Fincher. \nAntonio Bracco – Coming Soon
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SUMMARY:Le Catene della Colpa (di J. Tourneur) - INGRESSO GRATUITO
DESCRIPTION:Le catene della colpa \ndi Jacques Tourner \nUSA\, 1947\, 97’\nSceneggiatura di Daniel Mainwaring\, fotografia di Nicholas Musuraca\, montaggio di Samuel E. Beetley\, scenografia di Albert D’Agostino e Jack Okey e musica di Roy Webb.\nCon Robert Mitchum; Jane Greer\, Kirk Douglas e Rhonda Fleming. \nJeff Bailey vive con la sua fidanzata Ann nella serena cittadina di Bridgeport\, dove gestisce una pompa di benzina. L’arrivo di un uomo di nome Joe rappresenta per lui il riaffiorare del suo torbido passato. Jeff è infatti un ex detective privato di New York\, il cui ultimo incarico è stato quello ricevuto dal gangster Whit Sterling di ritrovare la sua donna…  \nIl film di Tourner\, per la perfetta esaltazione e fusione degli archetipi del genere\, è tra i più alti esempi di noir classico. Il tema del fatalismo e della predestinazione si incarna perfettamente nel personaggio interpretato da Robert Mitchum\, un uomo che non può sottrarsi alla sua trappola e che seguirà il suo destino fino alla fine. La complessità temporale dell’intreccio\, sempre in bilico tra passato e presente\, i luoghi della narrazione – motel\, autostrade\, bar – e l’uso del contrasto luce / ombra\, splendidamente reso dalla fotografia di Nicholas Musuraca\, definiscono le atmosfere ossessivo di questo splendido noir d’autore.\nGabriele Lucci\, Noir – Electa \nTourneur\, il più hollywoodiano dei registi francesi\, mescola gli elementi tipici del genere (fatalismo tragico\, passione morbosa\, una dark lady che più dark non si può) con altri decisamente più personali (predilezione per il lato romantico della vicenda\, riflessione sull’impossibilità di liberarsi del passato\, visione della donna come oggetto del desiderio e soggetto di morte). \nnehovistecose.com
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SUMMARY:Aspettando il Re (di T. Tykwer)
DESCRIPTION:Aspettando il re \ndi Tom Tykwer \nDrammatico\, 98’\, USA\, Germania\, Gran Bretagna\, Francia\, 2016\nCon Tom Hanks\, Tom Skerritt\, Sarita Choudhury\, Tracey Fairaway \nIn una fiorente cittadina dell’Arabia Saudita\, lontano dagli Stati Uniti oppressi dalla recessione\, l’uomo d’affari Alan Clay (Tom Hanks) prova ad evitare la bancarotta\, a pagare le spese del college di sua figlia e a realizzare qualcosa di grande. Senza quasi più nulla da perdere\, Alan affronterà sfide a lui sino a quel momento completamente sconosciute che lo porteranno a rispondere a vecchie domande in modi nuovi e inaspettati. \nTutto ruota intorno a lui\, e pochi altri attori a parte Tom Hanks avrebbero potuto sorreggere l’intero carico di un film nel quale la scrittura risulta più condizionata dal sottotesto che mirata allo sviluppo di un corpo unico ed equilibrato.\nLa lunga attesa per gli incaricati del Re\, per risposte che non arrivano o per una svolta – in negativo o in positivo – che lo liberi dalla responsabilità di agire e scegliere vengono\, come spesso accade nella vita (questo il leit motiv alla base della storia)\, con l’essere vanificate dalla vita stessa. E così gli errori commessi piano lasciano spazio per nuove speranze\, anche vane o mal indirizzate\, ma capaci di dimostrare al nostro Lawrence d’Arabia\, pesce fuor d’acqua completamente a disagio nel deserto\, che un’altra vi(t)a è possibile. \nfilm.it
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SUMMARY:Il Cliente (di A. Farhadi)
DESCRIPTION:Il Cliente \ndi Asghar Farhadi \nDrammatico\, 124’\, Iran-Francia 2016.\nCon Shahab Hosseini\, Taraneh Alidoosti\, Babak Karimi\, Farid Sajadi Hosseini\, Mina Sadati\, Maral BaniAdam. \nEmad e Rana sono due coniugi costretti ad abbandonare il proprio appartamento a causa di un cedimento strutturale dell’edificio. Si trovano così a dover cercare una nuova abitazione e vengono aiutati nella ricerca da un collega della compagnia teatrale in cui i due recitano da protagonisti di “Morte di un commesso viaggiatore” di Arthur Miller. La nuova casa era abitata da una donna di non buona reputazione e un giorno Rana\, essendo sola\, apre la porta (convinta che si tratti del marito) a uno dei clienti della donna il quale la aggredisce. Da quel momento per Emad inizia una ricerca dell’uomo in cui non vuole coinvolgere la polizia. \nAsghar Farhadi torna a Teheran per proporre una vicenda in cui azione teatrale e quotidianità finiscono con il ritrovarsi in una specularità significante. Il regista fa sì che sin dall’inizio questa dimensione venga sottolineata facendo diretto riferimento alla messa in scena. Ci ricorda cioè la nostra posizione di spettatori invitandoci a leggere la duplice finzione (teatrale e cinematografica) e ad individuarne gli scambi. Chi conosce il testo di Arthur Miller sa che seppe descrivere un momento di svolta nella dimensione sociale degli States attraverso le vicende familiari del suo protagonista. È quello che anche Farhadi vuole fare\, individuando in questa fase storica dell’Iran una trasformazione così veloce dal finire con lo schiacciare chi non è pronto per adattarvisi. Questa lettura sociologica viene filtrata attraverso quella che per il regista è la cartina al tornasole delle dinamiche umane: la coppia. […] \nGiancarlo Zappoli – mymovies.it
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SUMMARY:La Bella e la Besta (di B. Condon)
DESCRIPTION:La Bella e la Bestia \ndi Bill Condon \nFantastico – USA\, 2017\, 123 min.\ncon Emma Watson\, Dan Stevens\, Luke Evans\, Kevin Kline\, Josh Gad\, Ewan McGregor.  \nLa celebre fiaba La Bella e la Bestia di Mme. Leprince de Beaumont torna sul grande schermo in una nuova rivisitazione live-action dell’indimenticabile classico d’animazione Disney del 1991 a sua volta figlio del capolavoro di Jean Cocteau (1946). \nVentisei anni dopo il film d’animazione che per primo sfondò la barriera della nomination all’Oscar come Miglior Film\, la Disney torna su quei luoghi incantanti: il villaggio francese di Belle e il castello stregato della Bestia\, dove un orologio\, un candelabro\, una teiera e la sua tazzina\, il piccolo Chicco\, trascorrono l’esistenza prede di un sortilegio\, sperando che non cada anzitempo l’ultimo petalo di una rosa o non torneranno mai più umani.\nIl nuovo La bella e la bestia non reinventa quasi nulla\, e laddove lo fa\, nel prologo settecentesco\, nell’introduzione di un paio di personaggi e di alcuni interpreti di colore\, non opera modifiche particolarmente incisive e sembra piuttosto obbedire a qualche legge morale o hollywoodiana\, che ha poco a che vedere col materiale creativo. Al contrario\, il film di Condon segue piuttosto alla lettera il precedente animato\, riprendendone il copione\, il libretto musicale\, le stesse inquadrature. Si può non comprendere fino in fondo la natura di questa scommessa\, si può ragionevolmente ipotizzare che la logica sia in tutto commerciale\, ma non si può non ammetterne il successo finale. In un momento in cui l’animazione ha preso strade più stratificate e sperimentali\, spronata dalla rivoluzione Pixar\, anche al più moderno dei classici Disney non nuoce una rinfrescatina\, e qui c’è abbastanza entusiasmo per un’intera boccata d’aria fresca. \nMarianna Cappi – mymovies.it
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SUMMARY:Condotta (di E. Daranas)
DESCRIPTION:Condotta – Conducta \ndi Ernesto Daranas \nDrammatico\, durata 108 min. – Cuba 2014\nCon Alina Rodríguez\, Miriel Cejas\, Silvia Aguila\, Yuliet Cruz\, Armando Miguel Gómez.  \nCuba. L’undicenne Chala vive con la madre tossicodipendente che cerca di aiutare economicamente allevando piccioni e addestrando cani da combattimento. La sua resa scolastica non è delle migliori perché non perde occasione per farsi notare e riprendere. L’anziana maestra Carmela sa però come occuparsi di lui ma quando si ammala viene sostituita da una collega molto più giovane che non accetta le intemperanze del ragazzo. Il consiglio di direzione decide di mandarlo a una scuola di condotta\, un istituto di correzione per i ragazzi indisciplinati e con problemi. \nCi sono film che raccontano\, in modo più o meno efficace\, delle storie. Ce ne sono altri\, non molti di questi tempi\, che vanno oltre: mentre narrano le vicende dei loro protagonisti ci dicono dell’evoluzione di un Paese molto di più di quanto si potrebbe far comprendere in un saggio.\nE’ quanto accade in questa opera pluripremiata di Ernesto Daranas che sa portare sullo schermo con accenti di profonda umanità le storie e la Storia. Perché seguiamo i problemi di Chala che non può ‘comportarsi bene’\, considerata la vita che è costretto a vivere al di fuori delle mura scolastiche\, ma conosciamo anche una figura di insegnante difficile da dimenticare come è quella di Carmela\, capace di guardare oltre quelle mura. Ma non ci fermiamo lì perché ci vengono proposti i timori di Yeni\, la più carina e la più brava della classe che ha però un padre che rischia continuamente di essere cacciato da L’Avana e rispedito in campagna. Tutti loro ma anche la nuova insegnante e il comitato di direzione debbono poi vedersela con le regole che vigono a Cuba. Qui il film raggiunge l’ulteriore livello di significazione. Perché parlare esplicitamente di tossicodipendenza (e indirettamente di prostituzione)\, fare riferimenti all’anzianità del gruppo dirigente al potere e far ruotare una parte della vicenda sulla possibilità o meno di appendere su una bacheca dell’aula un santino raffigurante la Vergine Maria è estremamente significativo. Questi segni ci dicono che nella Cuba che si andava avvicinando al disgelo con gli Usa (…) molte cose stavano già cambiando. (…) \nGiancarlo Zappoli – mymovies.it
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SUMMARY:Il Medico di Campagna (di T. Lilt)
DESCRIPTION:Il Medico di Campagna \ndi Thomas Lilti \nCon François Cluzet\, Marianne Denicourt\, Christophe Odent\, Patrick Descamps e Guy Faucher\nCommedia Drammatica\, 102’ Francia 2016 \nTutti gli abitanti di un paesino di campagna possono contare su Jean-Pierre\, il medico che li ascolta\, li cura e li rassicura giorno e notte\, sette giorni su sette. Malato a sua volta\, Jean-Pierre assiste all’arrivo di Nathalie\, che esercita la professione medica da poco tempo e ha lasciato l’ospedale dove lavorava per affiancarlo. Ma riuscirà ad adattarsi a questa nuova vita e a sostituire colui che si ritiene… insostituibile? \nLo prevedono tutti gli adagi dell’autore cinematografico all’esordio: parlare di quello che si conosce. Allora non deve stupire che Thomas Lilti abbia raccontato nel riuscito Hippocrate la storia di un giovane medico alla prima prova in ospedale. Infatti Lilti ha affiancato fin da giovanissimo la passione per il cinema con quella per la medicina. Ora con la sua opera terza\, Il medico di campagna\, sposta la sua attenzione sulla figura del maturo dottore generalista di campagna Jean-Pierre\, sfruttando ancora una volta alcune sue esperienze dirette. Incontri particolari Jean-Pierre ne fa da tanti anni\, lui che vive per il suo lavoro e ha la fiducia cieca dei suoi pazienti. \nIl suo quotidiano cambia quando inizia il trattamento per un tumore al cervello\, obbligandolo a rallentare la sua attività. Il suo oncologo\, gli invia in studio senza preavviso un aiuto\, quello di Nathalie\, mettendo alla prova la sua burbera incapacità di socializzare con i colleghi.\nCarrellata di pazienti\, pregno di umanità\, regala il rapporto poco convenzionale di un uomo solitario e di una donna\, Nathalie\, non più giovanissima\, che vuole ricominciare. Lui la vede come un’intrusa all’inizio\, un problema perché non vuole che si sappia della sua malattia. Troppo forte\, però\, è il suo bisogno di trasmettere la sua sapienza\, l’esperienza dei suoi pazienti\, a cui sente di dovere una sostituta capace. Una coppia molto convincente e dalle dinamiche mai scontate\, in cui Marianne Denicourt\, non è da meno del tenero burbero François Cluzet. \nMauro Donzelli\, comingsoon.it
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SUMMARY:Una Vita (di S. Brizé)
DESCRIPTION:Una vita \ndi Stéphane Brizé \nCon Judith Chemla\, Jean-Pierre Darroussin\, Yolande Moreau\, Swann Arlaud\, Nina Meurisse\, Olivier Perrier.\nDrammatico\, 119’\, Francia-Belgio 2016. \nNormandia\, 1819. Jeanne è una giovane donna che sboccia alla vita. Figlia dei baroni Le Perthuis des Vauds\, si innamora e sposa Julien de Lamare\, un nobile locale decaduto che si rivela presto un adultero incorreggibile. Dopo aver sedotto e ingravidato Rosalie\, la domestica al servizio dei baroni\, Julien chiede perdono a Jeanne e lo ottiene\, rientrando in seno alla famiglia e diventando padre di Paul. Ma all’orizzonte si prepara un’altra tempesta che travolgerà ogni bene\, materiale e affettivo… \nCon Une vie\, adattamento del primo romanzo di Guy de Maupassant\, Stéphane Brizé pone ancora una volta lo sguardo sulla tragedia dell’ordinario. Inquadrati in tempi (storici) diversi\, La legge del mercato abita la Francia contemporanea\, Une vie precipita nella caduta dell’Ancien Régime\, i film di Brizé compongono un dittico ideale sulla violenza sociale ordinaria. Ma se il protagonista dolente di Vincent Lindon protesta e lotta\, l’eroina di Judith Chemla è rassegnata e attraversata dalla malinconia del suo secolo\, un secolo malato marcato da numerose trasformazioni e dalla fragilità dei regimi politici. Incollato ai personaggi\, l’autore francese esalta il valore dei suoi attori di cui sollecita apertamente le emozioni in un flusso continuo di immagini. Ai lunghi piani sequenza che accompagnano il calvario di Lindon\, subentra un formato 4:3 che riduce il mondo fuori e costringe la protagonista fino ad asfissiarla. Luogo di composizione che ingloba il mondo in pochi brani lirico-bucolici\, che aprono sulla campagna e respirano sul mare\, il taglio dell’immagine incide profondamente sull’espressività del soggetto. Per il suo dramma sul matrimonio\, l’aristocrazia\, la psicologia di una donna\, la bellezza dei paesaggi\, il realismo relativistico\, Brizé predilige una proporzione che esaspera i rapporti di forza al centro del film\, saturando il quadro del meglio e del peggio della vita\, dell’amore e del suo disfacimento e mettendo lo spettatore vis-à-vis con i protagonisti\, con la nobiltà o la mediocrità del loro ritratto. \nMarzia Gandolfi – mymovies.it
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SUMMARY:Frank Costello Faccia d'Angelo (di J. Melville) - INGRESSO GRATUITO
DESCRIPTION:Frank Costello faccia d’angelo (Le samouraï) \ndi Jean-Pierre Melville \nCon Alain Delon\, Nathalie Delon\, François Périer\, Cathy Rosier\, Jacques Leroy\, Michel Boisrond.\nNoir\, 95’\, Francia 1967. \nFrank Costello detto il “samurai” è un killer professionista che deve eliminare il proprietario di un night. Riconosciuto dalla pianista del locale\, che però non lo denuncia\, rischia di essere ucciso dai suoi stessi mandanti che si comportano ambiguamente. Intanto la polizia è sulle sue tracce… \nÈ forse il miglior film di Jean-Pierre Melville\, molto stimato in Francia come precursore della Nouvelle Vague\, ispirato evocatore di personaggi e vicende dal cinema americano degli anni trenta e quaranta. Il suo eroe è l’homme tranqué\, il gangster in fuga; cioè l’individuo isolato in un mondo ostile e incomprensibile che finisce puntualmente per sopraffarlo. Frank Costello (Jeff nell’edizione originale) si può considerare un samurai della malavita parigina perché è al di sopra dei suoi colleghi\, inaccessibile e misterioso\, impegnato nella ripetizione di gesti che hanno un carattere pressoché ritualistico; finché\, all’ultimo anello di una catena insensata\, gli resta da compiere solo il gesto estremo del suicidio: la sequenza finale dove il killer mette i guanti bianchi per fingere di compiere un ultimo delitto a rivoltella scarica\, è un vero e proprio harakiri. In una splendida veste fotografica di Henri Decae\, che tratta il colore come fosse bianco e nero\, il film è anche una sommessa elegia di Parigi fra la periferia e i tunnel del métro: non c’è un segno che non sia calibrato né un’immagine fuori posto. Affascinato dai romanzi della Serie nera\, Melville non ignora evidentemente né Bresson né Albert Camus: tanto che\, come parafrasi di Lo straniero\, Frank Costello faccia d’angelo è più attendibile della versione ufficiale di Visconti. Non fosse che per la presenza ambigua e disarmante di Alain Delon\, avaro di parole\, quanto deciso all’azione: nella sua camera squallida\, animata solo dalla presenza di un uccellino in gabbia\, c’è persino il ricordo degli interni desolati di Beckett.  \nTullio Kezich – Panorama\, 1968
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SUMMARY:L'Altro Volto della Speranza (di A. Kaurismäki)
DESCRIPTION:L’altro volto della speranza \nDi Aki Kaurismäki \nCon Sakari Kuosmanen\, Kati Outinen\, Tommi Korpela\, Janne Hyytiäinen\nDrammatico\, 98’ Finladia 2017 \nOrso d’argento per la miglior regia al Festival di Berlino 2017 \nKhaled è un rifugiato siriano che ha raggiunto Helsinki dove ha presentato una domanda di asilo che non ha molte prospettive di ottenimento. Wilkström è un commesso viaggiatore che vende cravatte e camicie da uomo il quale decide di lasciare la moglie e\, vincendo al gioco\, rileva un ristorante in periferia. I due si incontreranno e Khaled riceverà aiuto da Wilkström ricambiando il favore. Nella società che li circonda non mancano però i rappresentanti del razzismo più becero. \nL’altro volto della speranza è l’ultimo film di uno dei registi più generosi e simpatici che si conoscano\, il laconico finlandese Aki Kaurismäki\, che conferma le sue qualità e porta avanti il suo discorso\, basato su una scelta radicale fatta una volta per tutte: stare dalla parte dei marginali\, dei loser\, di coloro che diffidano della società organizzata perché dominata dai potenti e dai loro servitori e nemica dei deboli.La sua scelta è da sempre quella di stare dalla loro parte e di raccontare le loro disgrazie ma anche le loro grazie\, la loro ostinazione nel cercare un mondo più giusto e nel tentare di costruirlo pezzetto per pezzetto\, pervicacemente. In questo percorso essi incontrano spesso i “normali” pur se delusi dal mondo così com’è\, che in molti dei suoi film decidono improvvisamente di cambiare strada…\nLe fatiche dei richiedenti asilo sono raccontate con la partecipazione di un autore che si considera un outsider\, e dunque anche lui in qualche modo straniero\, in quanto estraneo alle regole del gioco stabilite da chi comanda. Kaurismäki racconta con la consueta essenzialità e scansione\, per immagini limpide e prediligendo una recitazione estraniata\, antinaturalistica. Intende stabilire sempre una distanza tra il film e lo spettatore. Non intende commuovere\, ma solo mostrare e dimostrare. Non ama la retorica e i comizi sentimentali della stragrande maggioranza dei registi che si dicono buoni. \nwww.internazionale.it – Goffredo Fofi
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SUMMARY:Arrival (di D. Villeneuve)
DESCRIPTION:Arrival \ndi Denis Villeneuve\ncon Amy Adams\, Jeremy Renner\, Forest Whitaker\, Michael Stuhlbarg\, Tzi Ma\, Mark O’Brien. \nFantascienza – USA\, 2016\, durata 116 minuti \nL’atterraggio di navicelle aliene sulla terra pone un quesito all’umanità intera: guerra o pace? L’esercito chiama in causa un’esperta di linguistica per capire se le intenzioni degli invasori siano pacifiche o meno. \nLouise Banks\, linguista di fama mondiale\, è madre inconsolabile di una figlia morta prematuramente. Ma quello che crede la fine è invece un inizio. L’inizio di una storia straordinaria. Nel mondo galleggiano dodici navi aliene in attesa di contatto. Eccellenza in materia\, Louise è reclutata dall’esercito degli Stati Uniti insieme al fisico teorico Ian Donnelly. La missione è quella di penetrare il monumentale monolite e ‘interrogare’ gli extraterrestri sulle loro intenzioni. Ma l’incarico si rivela molto presto complesso e Louise dovrà trovare un alfabeto comune per costruire un dialogo con l’altro. Il mondo fuori intanto impazzisce e le potenze mondiali dichiarano guerra all’indecifrabile alieno.\nAlla domanda se la Terra è il solo luogo ad ospitare la vita\, il cinema ha risposto sovente grossolanamente. È difficile allontanarsi dai modelli fondatori in materia di esplorazione spaziale\, più arduo eluderne i cliché. Avventurarsi nello spazio\, uscire dai sentieri battuti e scrivere una storia radicalmente nuova è impresa (quasi) impossibile ma perseguita e generatrice di emuli a profusione. Ma la prima volta di Denis Villeneuve in assenza di gravità è di quelle che non si dimenticano. (…)\nSe il tema è dato (e visto)\, Villeneuve aggiunge una dimensione supplementare interrogandosi sulla nostra maniera di comunicare. In attesa di ultimare il sequel di Blade Runner\, debutta nel genere e realizza un dramma fantascientifico intimo che contempla il côté umano\, già al cuore di Gravity e di Interstellar. \nMarzia Gandolfi – mymovies.it
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SUMMARY:Snowden (di O. Stone)
DESCRIPTION:Snowden \ndi Oliver Stone \nCast Joseph Gordon-Levitt\, Shailene Woodley\, Melissa Leo\, Zachary Quinto\, Tom Wilkinson.\nBiografico\, 134 min.\, USA\, Germania 2016. \nNel 2013\, barricato in una stanza d’hotel ad Hong Kong\, il ventinovenne Edward Snowden\, ex tecnico della CIA e consulente informatico della NSA\, ha rivelato al quotidiano inglese The Guardian e alla documentarista Laura Poitras\, l’esistenza di diversi programmi di sorveglianza di massa\, programmi di intelligence secretati\, che garantiscono al governo statunitense un livello di sorveglianza estremamente invasiva e contraria ad ogni diritto alla privacy sul proprio territorio e sul resto del mondo\, fatta passare con l’alibi della sicurezza. \nIl caso Snowden\, con i suoi tratti di abusi e di paranoia\, sembrava fatto apposta per finire in un film di Oliver Stone e per molti versi si trova effettivamente al posto giusto. Poi\, nella parabola di Snowden c’era\, bello e pronto\, il discorso dell’addestramento militare volontario\, che va di pari passo con la domanda sul patriottismo che fa da sfondo a tanti film del regista di JFK (chi è più fedele allo spirito americano: chi contesta o chi obbedisce?). Infine\, il tema della corruzione\, della politica ostaggio del denaro (e dunque dell’industria bellica)\, di un Paese in cui non si cerca la verità ma si tenta di nasconderla. Stone è ossessionato da questo tema\, ma non è meno ossessionato Snowden stesso\, che si arruola per tener fede al motto delle forze speciali “De oppresso liber”\, che fa quel che fa perché ciò che ha visto è contrario ad ogni (suo) principio e vuole interrogare il mondo sull’argomento. Ideologia e azione\, insomma\, sono gli ingredienti di cui sono fatti tanto il caso Snowden che il cinema di Stone ed è questa coincidenza che tiene alto il film. L’interpretazione di Joseph Gordon-Levitt sposta il discorso ideologico dal piano potenziale della politica a quello della scelta individuale\, di coscienza\, proiettando improvvisamente il piccolo mago del computer nella schiera degli uomini che hanno fatto la Storia\, dei singoli che hanno spostato la montagna.  \nMarianna Cappi – mymovies.it
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SUMMARY:In Guerra per Amore (di Pif)
DESCRIPTION:In Guerra per Amore \nDi Pif \nCon Pif\, Andrea Di Stefano\, Sergio Vespertino\, Maurizio Bologna\, Miriam Leone\nDrammatico\, 99’\, Italia 2016 \n1943. Mentre il mondo è nel pieno della seconda guerra mondiale\, Arturo vive la sua travagliata storia d’amore con Flora. I due si amano\, ma per poterla sposare\, il nostro protagonista deve ottenere il sì del padre della sua amata che vive in un paesino siciliano. Arturo\, che è un giovane squattrinato\, ha un solo modo per raggiungere l’isola: arruolarsi nell’esercito americano che sta preparando lo sbarco in Sicilia\, l’evento che cambierà per sempre la storia della Sicilia\, dell’Italia e della Mafia. \nSmettetela di chiamare Pif il Forrest Gump italiano. Smettetela di trovare troppe somiglianze fra il ragazzo siciliano arrabbiato e il tipo con la scatola di cioccolatini sulle ginocchia\, perché se entrambi parlano con un accento del sud e guardano al mondo con incanto\, nell’interpretazione delle umane cose da parte del regista de La mafia uccide solo d’estate ci sono una lucidità sconosciuta al ragazzotto dell’Alabama e una precisione e preparazione maniacale che producono stille di verità e si trasformano in un’autenticità inconfutabile e perciò alla fine urticante\, annichilente\, che toglie il respiro come un pugno indirizzato allo stomaco. \nIn guerra per amore sottolinea ancora una volta la passione del regista per “il tempo che fu”\, per un passato che si lascia indagare più facilmente e oggettivamente del presente\, oggetto di tanti instant-movie che per il nostro sono come corpi estranei. Perché diciamocelo: Pif è bravo\, anzi bravissimo\, quando comincia i suoi racconti con un “c’era una volta” ammantato di realismo poetico e li chiude compiutamente con una nota stonata\, un lieto fine in cui il lo zucchero diventa sale\, un po’ come succede nella vita e come succedeva nelle grandi commedie all’italiana. \nE se per Pif la guerra è un grande contenitore di situazioni avvincenti\, per noi\, stavolta\, è l’impercettibile attimo dello “sliding doors”\, del disastro che poteva essere evitato. Il resto è storia\, la Grande Storia\, vista attraverso gli occhi di un artista che piccolo proprio non è. \nCarola Proto\, comingsoon.it
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SUMMARY:Trafficanti (di T. Phillips)
DESCRIPTION:Trafficanti \nDi Todd Phillips \nCon Jonah Hill\, Miles Teller\, Ana de Armas\, Barry Livingston\nCommedia\, 149 min.\, USA 2016 \nDue amici più che ventenni vivono a Miami durante la guerra in Iraq. I due\, sfruttando un’iniziativa poco conosciuta del governo che offre alle piccole imprese contratti di fornitura alle Forze Armate\, iniziano a racimolare ingenti somme di denaro. Vivono sfrenatamente nel lusso fino a quando non stringono un accordo da 300 milioni per armare l’esercito afgano. Accordo che porterà la coppia in contatto con persone ambigue e poco raccomandabili. Tra queste\, anche esponenti del Governo americano. \nSe ricordate Finché c’è guerra c’è speranza\, o Lord of War\, siete sulla buona strada per inquadrare Trafficanti\, che distrattamente potremmo ascrivere al filone della commedia scorretta fine a se stessa\, sulla scia di Una notte da leoni.\nTrafficanti tuttavia è ispirato a una storia vera\, raccontata in un articolo pubblicato su Rolling Stone\, e come tale diventa un piacevole corto circuito tra contenuti tutt’altro che comici e le tipiche caratterizzazioni del regista: Hill ripropone il suo personaggio sopra le righe\, saccente\, erotomane e ambizioso\, mentre Teller funge da debole uomo medio trascinato nel baratro di una vita grottesca.\nLa struttura funziona bene\, pur seguendo pedissequamente ciò che ci si aspetta da questo tipo di racconto\, in termini di tappe all’interno del plot: la “scorrettezza politica” in questo caso è finalizzata a ritrarre un aspetto della realtà che quasi tutti conosciamo (almeno di sfuggita) e che in effetti si tende a gettare sotto il tappeto. Non importa quanto possa sembrare scontato o già raccontato: colpisce sempre\, mentre lo humor\, nemmeno tanto insistito nell’economia globale\, accresce il paradosso con cui si convive quotidianamente. E su tutto aleggia la difficoltà di dare un senso al denaro e al successo: su questo tema\, l’ambiguo finale è un ben accetto scarto sulle soluzioni più facili di questo tipo di storia. \nDomenico Misciagna – comingsoon.it
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SUMMARY:Sicilian Ghost Story (di F. Grassadonia e A. Piazza) - REGISTI IN SALA
DESCRIPTION:Sicilian ghost story \ndi Fabio Grassadonia\, Antonio Piazza \nCon Julia Jedlikowska\, Gaetano Fernandez\, Corinne Musallari\, Andrea Falzone\, Federico Finocchiaro.\nDrammatico\, 120 min.\, Italia 2017.\n\nIn un piccolo paese siciliano ai margini di un bosco\, Giuseppe\, un ragazzino di tredici anni\, scompare. Luna\, una compagna di classe innamorata di lui\, non si rassegna alla sua misteriosa sparizione. Si ribella al clima di omertà e complicità che la circondano e pur di ritrovarlo\, discende nel mondo oscuro che lo ha inghiottito e che ha in un lago una misteriosa via d’accesso. Solo il loro indistruttibile amore le permetterà di tornare indietro. \nAnche nell’opera seconda\, Grassadonia e Piazza continuano a trasfigurare la tragedia senza fine della mafia in una chiave aperta al fantastico\, ma se in Salvo interveniva un miracolo\, qui si guarda piuttosto alla fiaba. Il luogo più ricorrente del film è infatti un bosco\, visto tanto nella realtà quanto nei sogni e dunque a suo modo incantato\, inoltre la casa di Luna ha per cantina una caverna di roccia naturale\, così come è rocciosa la prigione di Giuseppe. Luoghi primordiali cui va aggiunta la cameretta di Luna\, che disegna sui muri come fosse la sua personale grotta di Lascaux. Anche la vita animale ha poi una presenza riccamente simbolica\, a partire dal rapace che spesso appare nella cantina di Luna e dal minaccioso cane nero che sbrano lo zaino di Giuseppe all’inizio del film. Il fatto poi che il giovane faccia equitazione ne fa letteralmente un bel cavaliere\, tanto che lo dice con sarcasmo anche la madre di Luna. Ovviamente infine i mafiosi sono gli orchi\, mentre la madre di Giuseppe ha una presenza quasi spettrale\, ed è a partire da qui che il film si avvicina alla storia di fantasmi del titolo. \nNon ingannino però i giovani protagonisti e gli elementi fiabeschi\, perché non si tratta affatto di un film per ragazzi e il suo cuore è molto più nero di quello di Io non ho paura. Sia perché i personaggi sono meno giovani e vivono il dramma interiore con ben altra complessità\, sia perché nonostante le deviazioni fantastiche la vicenda è comunque crudamente realistica. \nAndrea Fornasiero – mymovies.it
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SUMMARY:Omicidio a Luci Rosse (di B. de Palma) - INGRESSO GRATUITO
DESCRIPTION:Omicidio a luci rosse \ndi Brian De Palma \nSceneggiatura di B. De Palma e Robert J. Avrech\, fotografia di Stephen H. Burum\, montaggio di Jerry Greenberg  e Bill Pankow\, scenografia di Ida Random e musica di Pino Donaggio. \nCon Craig Wasson\, Gregg Henry\, Melanie Griffith e Deborah Shelton.\nUSA\, 1984\, 109’ \nJake è un attore di b-movie affetto da claustrofobia. Dopo aver perso il lavoro incontra Sam che gli offre un alloggio. Una notte\, nell’appartamento\, assiste all’omicidio di una bellissima donna. Tentando di salvarla si ritrova in cima alla lista dei sospetti. \nL’atmosfera creata da De Palma non ha nulla di placido e solare\, ma diventa subito oscura e tenebrosa\, i carrelli che inseguono i personaggi/amanti si fanno sempre più sinuosi\, si arriva ad un livello di erotismo materialistico dell’immagine da far tremare i polsi. \nDe Palma sapeva come attrarre l’occhio verso la turbine dell’inganno\, sapeva giocare con le stimmate del proprio visivo\, si attaccava agli sguardi come un segugio in preda ad allucinazioni vertoviane. \nE’ un autore che dimostrava di aver studiato dai grandi\, di aver appreso l’arte della mistica di un cinema invalicabile\, dopo il quale nulla sarebbe stato più lo stesso\, il noir avrebbe preso la direzione tracciata da De Palma\, molti tentarono di emularlo\, solo Tarantino ne ha capito il vero senso e ha iniziato\, dagli anni ’90 in poi\, un meccanismo di gioco perverso con gli scarti del cinema passato\, vincendo a volte clamorosamente. \nChi non ha mai visto un De Palma e vede oggi un Aronofsky o un Danny Boyle e si emoziona\, ha perso un tassello della Storia. \nDovrebbe tornare indietro e fare mea culpa\, vedere e rivedere Omicidio a luci rosse  con M. Griffith\, puttana da quattro soldi\, trattata come una divinità ancestrale. De Palma aveva già capito che il cinema è nei colori\, negli sguardi attoniti della mdp\, nella colonna sonora che non lascia mai\, che sospende il film e lo porta in un’altra dimensione. \nMichele Centini – cinerunner.com \n  \n“Certo\, può essere di grande effetto drammatico l’happy ending\, soprattutto se fa piangere il pubblico\, se lo emoziona\, se lo porta ad applaudire alla parola fine\, ma credo che bisogna ricercare in maniera diversa \, nuove e insolite vie per suscitare lo stupore del pubblico\, senza farlo crogiolare nelle convenzioni. È importante infatti\, almeno nei miei film\, che il pubblico sappia di andare incontro sempre a esperienze nuove\, sbalorditive\, emozionanti\, che si stupisca di essere arrivato alla parola fine”.
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SUMMARY:Famiglia all'Improvviso (di H. Gélin)
DESCRIPTION:Famiglia all’improvviso \ndi Hugo Gélin \nCon Omar Sy\, Gloria Colston\, Clémence Poésy\, Antoine Bertrand\, Susan Fordham\, Richard Banks\, Anna Cottis\, Attila G. Kerekes\nCommedia\, 115 min.\, Francia 2016 \nSamuel vive la sua vita senza legami o responsabilità in riva al mare nel sud della Francia\, circondato dalla gente che ama e con cui lavora. Tutto fila liscio fino a quando una vecchia fiamma non gli lascia in braccio una bimba di pochi mesi: Gloria\, sua figlia. Incapace di prendersi cura della bambina\, Samuel vorrebbe restituirla alla madre precipitandosi a Londra per rintracciarla\, ma non ha successo. Otto anni dopo\, mentre Samuel e Gloria sono diventati inseparabili\, la madre della piccola torna nelle loro vite per riprendersi la figlia. \nDiretto da Hugo Gélin e sceneggiato con Mathieu Ouillon e Jean-André Yerles\, è l’adattamento francese del messicano Instructions Not Included di Eugenio Derbez. La storia ruota intorno a Samuel\, un giovane uomo che vive la vita senza particolari legami affettivi o responsabilità nel soleggiato sud della Francia\, circondato dalla gente che ama e con cui lavora senza troppo faticare. Un bel giorno\, alla porta di Samuel bussa l’ex fidanzata Kristin che gli lascia tra le braccia il frutto della loro relazione\, Gloria\, una bambina di pochi mesi. Non adatto a prendersi cura della piccola e determinato a restituirla alla madre\, si precipita a Londra ma non riesce nel suo intento. Otto anni dopo\, Samuel e Gloria vivono felici a Londra e sono diventati inseparabili quando all’improvviso Kristin si ripresenta per averla indietro.\nCon la direzione della fotografia di Nicolas Massart\, le scenografie di Emmanuelle Duplay\, i costumi di Isabelle Mathieu e le musiche originali di Rob Simonsen\, Famiglia all’improvviso è una commedia drammatica che mescola umorismo ed emozione nel ripercorrere come Samuel e Gloria\, sebbene siano soltanto in due\, riescano a formare la più formidabile e unita delle famiglie. Superando ostacoli e diffidenze\, Sam\, eterno Peter Pan\, si dimostra capace di crescere la piccola\, che con una maturità che non ci si aspetterebbe da una bambina della sua età è in grado di regolare la vita del genitore fino a quando il destino\, abile manipolatore della storia\, presenta un conto difficile da pagare. \n(http://www.filmtv.it/film/83436/famiglia-all-improvviso/)
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SUMMARY:La Tenerezza (di G. Amelio)
DESCRIPTION:La Tenerezza \nDi Gianni Amelio \nCon Elio Germano\, Giovanna Mezzogiorno\, Micaela Ramazzotti\, Greta Scacchi\, Renato Carpentieri\nDrammatico\, 103 min.\, Italia 2017 \nLorenzo è un anziano avvocato appena sopravvissuto ad un infarto. Vive da solo a Napoli in una bella casa del centro\, da quando la moglie è morta e i due figli adulti\, Elena e Saverio\, si sono allontanati. O è stato lui ad allontanarli? Al suo rientro dall’ospedale\, Lorenzo trova sulle scale davanti alla propria porta Michela\, una giovane donna solare e sorridente che si è chiusa fuori casa\, cui l’avvocato dà il modo di rientrare dal cortile sul retro che i due appartamenti condividono. Quella condivisione degli spazi è destinata a non finire: Michela e la sua famiglia – il marito Fabio\, ingegnere del Nord Italia\, e i figli Bianca e Davide – entreranno nella vita dell’avvocato con una velocità e una pervasività che sorprenderanno lui stesso. Ma un evento ancor più inaspettato rivoluzionerà quella nuova armonia\, creando forse la possibilità per recuperarne una più antica.\nIspirato al romanzo “La tentazione di essere felici” di Lorenzo Maraone\, il film di Gianni Amelio dichiara le sue intenzioni fin dal titolo: perché il regista va a stanare la tenerezza nascosta nelle stanze della casa oscura di Lorenzo (cui la fotografia di Luca Bigazzi regala ombre profonde e fragili chiaroscuri) e nelle pieghe del viso stanco e chiuso di quell’uomo che dichiara di non amare nessuno. \nLa tenerezza è un film peripatetico non solo perché deambula lungo corridoi\, moli\, navate di chiesa e tunnel d’aeroporto come se risalisse altrettanti cordoni ombelicali e si aggira per i vicoli di Napoli con l’irrequietezza sonnambula di Renato Caccioppoli in Morte di un matematico napoletano\, ma soprattutto perché cammina intorno al dolore circoscrivendolo in cerchi sempre più stretti senza avere mai il coraggio di entrarci dentro\, se non in maniera infantile e violenta. \nTutti i personaggi si parlano\, attraverso dialoghi sublimi per delicatezza e intuizione (la sceneggiatura è di Amelio e di Alberto Taraglio)\, senza dire mai fino in fondo ciò che pensano\, eppure ogni loro parola\, ogni loro sguardo lascia intravvedere squarci di dolorosa verità\, e fa trapelare quel desiderio di essere amati che è\, appunto\, voglia di tenerezza. Lorenzo parla solo con suo nipote Francesco perché “ai bambini si può dire tutto”\, eppure a questi adulti da bambini non è mai stato detto nient’altro che ciò che dovevano diventare\, e ciò che non avrebbero mai potuto essere. \nPaola Casella\, mymovies.it
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SUMMARY:La La Land (di D. Chazelle)
DESCRIPTION:La La Land \ndi Damien Chazelle \nCon Ryan Gosling\, Emma Stone\, J.K. Simmons\, Finn Wittrock\, Sonoya Mizuno\, Rosemarie DeWitt\, Josh Pence\, Jason Fuchs\nCommedia\, drammatico\, musicale\, sentimentale\, 128 min.\, USA 2016 \n-FILM D’APERTURA\, IN CONCORSO\, DELLA 73. MOSTRA INTERNAZIONALE D’ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2016); COPPA VOLPI PER LA MIGLIORE ATTRICE A EMMA STONE.\n– GOLDEN GLOBES 2017 PER: MIGLIOR FILM COMMEDIA/MUSICAL\, REGISTA\, ATTORE (RYAN GOSLING) E ATTRICE (EMMA STONE) PROTAGONISTI\, SCENEGGIATURA\, COLONNA SONORA E CANZONE ORIGINALE (“CITY OF STARS”).\n– OSCAR 2017 PER: MIGLIOR REGIA\, ATTRICE PROTAGONISTA (EMMA STONE)\, FOTOGRAFIA\, COLONNA SONORA\, SCENOGRAFIA E CANZONE ORIGINALE (“CITY OF STARS”) \nRacconta un’intensa e burrascosa storia d’amore tra un’attrice e un musicista appena trasferiti a Los Angeles in cerca di fortuna. Mia è un’aspirante attrice\, Sebastian è un musicista jazz che sbarca il lunario suonando nei piano bar. Fra loro esplode una travolgente passione nutrita dalla condivisione di aspirazioni\, da sogni intrecciati e da una complicità fatta di incoraggiamento e sostegno reciproco. Ma quando arriveranno i primi successi\, i due dovranno affrontare delle scelte. \nChiariamo fin da subito una cosa: si sapeva che La La Land sarebbe stato un bellissimo film.\nEppure non ci si sarebbe mai aspettato un film di così pregevole fattura\, una produzione capace di ridefinire completamente gli standard del musical\, se non della settima arte tutta\, perché La La Land è il film che riesce a trasmettere la magia del cinema.\nLo spettatore non “entra” mai nel film\, ed a questo il regista tiene un sacco\, ma si sente completamente coinvolto nello scorrere della trama\, sviluppando una strettissima empatia con i personaggi della pellicola. A ciò si aggiunge poi un comparto tecnico d’eccellenza\, perché tutto\, dalla fotografia al suond recording\, agli effetti speciali\, ai movimenti di macchina\, è incredibile. La regia è pulita e sobria\, la fotografia è magistrale ed esce da quel semplice ruolo di “accompagnamento” alla regia\, risultando un’opera creativa e degna di spessore\, specie nella gestione delle luci e dei colori. Anche la gestione del sonoro è praticamente perfetta\, mentre la colonna sonora originale ci catapulta indietro di mezzo secolo e ci fa rivivere i bei tempi andati. Inoltre la narrativa è semplicemente superba: la storia si regge in piedi da sola\, e si dipana con un ritmo assolutamente regolare e privo di cadute; la finezza della sceneggiatura è tale da elidere qualsiasi momento non necessario al film\, rendendo la storia ineccepibile dal punto di vista narratologico\, priva di arzigogoli inutili e perfettamente aderente al resto del film.\nBrian Arnoldi (www.bergamonews.it)
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SUMMARY:Sing Street (di J. Carney)
DESCRIPTION:Sing Street \ndi John Carney \nCon Lucy Boynton\, Maria Doyle Kennedy\, Aidan Gillen\, Jack Reynor\, Kelly Thornton\, Ferdia Wash-Peelo.\nDrammatico\, 106’\, Irlanda 2016. \nÈ la storia di Ferro e Cate\, due ragazzi come tanti\, ai giorni nostri. Una gravidanza inattesa e il mondo che inizia ad andare contromano: la famiglia\, la scuola e i fatidici esami di maturità\, gli amici\, il lavoro. Tra tentennamenti e salti nel buio\, prese di responsabilità e bagni di incoscienza\, i due protagonisti attraverseranno i nove mesi più emozionanti e complicati della loro vita\, cercando di non perdere la loro purezza e quello sguardo poetico che li rende così speciali. \n  \n[…] Regista dal pedigree musicale\, Carney l’abbiamo amato nell’opera Once\, apprezzato in Tutto può cambiare ma é con Sing Street a sfiorare il paradiso\, naturalmente nel genere teen-musical-romance-dramedy. Difficile infatti è trovare simili equilibri di levità e profondità nel pur ricco panorama contemporaneo del cinema su/per adolescenti. Rielaborando il proprio know-how sugli ’80 a tutto tondo e la vibrante tradizione anglosassone del romanzo di formazione unita al musical\, Carney riesce nel piccolo grande miracolo di comporre un ensemble divertente ed intelligente\, ricco di trovate musicali-narrative che fanno il verso a band di culto dell’epoca di cui imita sound e look adattati alla freschezza di simpatici e ingenui teenager. Non a caso il gruppo da loro creato si chiama Sing Street\, laddove la strada diventa lo stage primigenio\, la loro palestra umana ed educativa. \n[…] Sing Street scorre nel suo tempo come meglio non potrebbe\, e mostrandoci amori acerbi ma sinceri\, speranze intatte e sogni folli\, naviga sicuro attraverso le turbolente acque dell’adolescenza. Lodevole il cast\, specie il giovanissimo protagonista Ferdia Walsh-Peelo. \nAnna Maria Pasetti – mymovies.it
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SUMMARY:Captain Fantastic (di M. Ross)
DESCRIPTION:Captain Fantastic \ndi Matt Ross \nCon Viggo Mortensen\, George MacKay\, Samantha Isler\, Annalise Basso\, Nicholas Hamilton.\nDrammatico\, 120 min.\, USA 2016. \n  \nBen vive con la moglie e i sei figli\, isolato dal mondo nelle foreste del Pacifico nord-occidentale. Cerca di crescere i suoi figli nel migliore dei modi\, infondendo in essi una connessione primordiale con la natura. Quando una tragedia colpisce la famiglia\, Ben è costretto suo malgrado a lasciare la vita che si era creato\, per affrontare il mondo reale\, fatto di pericoli ed emozioni che i suoi figli non conoscono. \n  \nChe bello sarebbe per chi il 24 dicembre si affanna a comprare gli ultimi regali poter festeggiare il Noam Chomsky Day invece del Natale. Bene: sappiate che nei boschi dello stato di Washington c’è qualcuno che ha trovato il coraggio di farlo e che non è una versione aggiornata di un hippy peace&love e nemmeno un marxista\, un laico ad ogni costo o un nuovo povero. Certo\, qualcosa del bon sauvage ce l’ha il padre di sei figli Ben Cash\, che si chiama come un supereroe pur essendo lontano dai favolosi protagonisti con mantello dei cinecomic. Perché\, oltre alla cultura di massa\, il vigoroso 50enne di cui parliamo ha rifiutato il junkfood\, l’opulenza\, la scarsa proprietà di linguaggio e la crassa ignoranza. \nChe poi questo personaggio carismatico abbia il volto di Mortensen\, che è artista poliedrico e uomo profondo\, è solo un dettaglio che chiude il cerchio\, che definisce il mood di uno di quei film meravigliosamente indipendenti dai colori e dagli enfant prodige apparentemente alla Wes Anderson\, ma in effetti meno iperrerale\, meno cozy\, e più radicale\, benchè strambo e sbilenco come il furgone su cui la bizzarra famiglia Cash viaggia verso la normalità. \nOggetto curioso nel suo mix di commedia\, dramma e road-movie. La vita nella foresta della famiglia del capitano dalla barba incolta è dura e vera\, visto che è simile a quella che negli ’80 ha condotto Ross in diverse comuni alternative. Soprattutto\, è segnata dal continuo esercizio di una disciplina che dovrebbe essere imposta a chiunque: la cultura. \nCarola Proto – Coming Soon
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SUMMARY:Life\, Animated (di R. R. Williams)
DESCRIPTION:Life animated \nDi Roger Ross Williams \nCon Jonathan Freeman\, Gilbert Gottfried\, Alan Rosenblatt\, Owen Suskind.\nDocumentario\, 91 min. USA 2016 \nAll’età di tre anni\, Owen\, anziché progredire col naturale sviluppo delle abilità motorie e cognitive\, smise di parlare\, se non attraverso un borbottio continuo e incomprensibile\, e si chiuse sempre più in se stesso\, con la sola compagnia dei classici Disney\, fino a rendersi del tutto irraggiungibile dai suoi stessi genitori. La diagnosi di autismo gettò la famiglia nella disperazione\, finché un giorno\, il padre non si accorse che c’era un modo di comunicare col piccolo\, parlando il linguaggio dei personaggi dei film. \nL’autismo al cinema non è un argomento facile da affrontare. Eppure cinema e autismo hanno molto in comune\, costituiscono entrambi un canale particolare e preferenziale di espressione e pertanto l’uno può influenzare l’altro\, contaminarlo e creare qualcosa di unico. In Life\, Animated\, documentario di Ross Williams candidato agli Oscar\, il problema principale del protagonista è proprio la comunicazione; da quando aveva tre anni non è stato più in grado di dire una parola\, nonostante i tentativi da parte dei medici e della famiglia. Cosa gli ha permesso di abbattere il muro dell’isolamento? La pura magia in technicolor chiamata Disney. \nIl re leone\, Il libro della giungla\, La sirenetta rappresentano in fondo visioni semplificate della vita\, situazioni che non serve decodificare e che sono universalmente comprese. Per Owen diviene quindi immediato e naturale parlare prendendo in prestito quelle immagini\, quelle battute che in qualche modo riflettono la vita di ognuno di noi: chi non si è mai sentito come Peter Pan\, che si rifiuta di crescere\, o chi non spera un giorno di trovare il suo principe azzurro? Il documentario\, basato sul best seller del giornalista premio Pulitzer Ron Suskind (padre di Owen)\, ripercorre così in maniera a volte didascalica eppure necessaria\, le diverse fasi della vita del ragazzo\, il suo percorso verso la maturità\, verso una consapevolezza di indipendenza e verso l’accettazione che esiste anche il non happy end. \nMarco Bolsi – sentieriselvaggi.it
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