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Paterson (di J. Jarmusch)

Paterson
di Jim Jarmusch
Drammatico, 113’, USA 2016.
Con Adam Driver, Golshifteh Farahani, Kara Hayward, Sterling Jerins, Jared Gilman, Luis Da Silva Jr.
Paterson vive a Paterson, New Jersey, con la moglie Laura e il cane Marvin. Ogni giorno guida l’autobus per le vie della città, ogni sera porta fuori il cane e beve una birra nel pub dell’isolato. Mentre la moglie colleziona progetti fantasiosi e fuori portata, e decora ininterrottamente la loro casa, Paterson appunta umilmente le sue poesie su un taccuino, che porta sempre con sé.
Non è la prima volta che Jim Jarmusch usa il reaction shot di un cane (Ghost Dog – Il codice del samurai). Ma in Paterson ce ne sono tanti, insistiti. E sono reazioni che appartengono allo sguardo di un bulldog brontolone e geloso, pigro ma non disattento: la reazione di fronte all’obliquità della realtà.
Un fuori asse ostinato, il centro scentrato: Jarmusch ne ha sempre fatto la sua ideologia. In Paterson, che sembra tornare all’aneddotica del Jarmusch dei primi anni Novanta (ma senza dimenticare Coffee and Cigarettes) e che invece prosegue la geografia dei sentimenti del capolavoro Solo gli amanti sopravvivono, stare ai margini della vita, su una poltrona, fra uno sbadiglio e un pisolino, non significa non farne parte: a tal punto che la rottura della coerenza e della prevedibilità parte da lui, dal bulldog protagonista, Marvin, il responsabile della “non correttezza” della cassetta delle lettere della casa in cui vive, e di altro ancora. È Marvin il primo testimone dei dialoghi fra i suoi padroni Paterson (Adam Driver) e Laura (Golshifteh Farahani), il primo osservatore privilegiato delle invenzioni artistiche della donna, il colpevole di un “azzeramento” conclusivo che obbliga a voltare letteralmente pagina (e la pagina nuova è bianca, vergine, in attesa di inchiostro): i cani di Jarmusch osservano il corso delle cose ma fanno qualcosa di più, intervengono. Jarmusch, che è nato artisticamente negli anni Ottanta e che nell’indipendenza senza coordinate e senza padroni ha costruito la sua forza punk, cerca in Paterson la simmetria di una visione equilibrata ma è costretto ad abdicare in favore dell’irregolarità: la perfezione di un verso poetico lascia il posto a un’espressione onomatopeica di sorpresa. […]
Pier Maria Bocchi – cineforum.it
